Come mi dissero i miei vecchi all’inizio della mia vita aeronautica:
“il lavoro del pilota consiste soprattutto nello studio e apprendimento quotidiano, fino alla fine della carriera” – “c’è sempre da imparare!”.
Io ne ho fatto tesoro!
Riflessione su alcune notizie e dati raccolti nell’ambito aviazione degli USA:
Imparare dai successi, la resilienza nascosta dei piloti
Resilienza: Capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.
Nel mondo dell’aviazione, l’attenzione è sempre stata rivolta agli errori: analizzarli, comprenderli e trasformarli in lezioni di sicurezza.
Ma cosa accadrebbe se iniziassimo a studiare, con la stessa cura, i successi quotidiani dei piloti?
Jon Holbrook, scienziato cognitivo della NASA , ricorda che “l’intervento degli equipaggi ha mantenuto milioni di voli sicuri”.
Secondo un rapporto del 2013, i piloti gestiscono malfunzionamenti su circa un quinto dei voli di routine. Proiettando questi dati su scala globale, Holbrook ha stimato che – tra il 2007 e il 2016 – i piloti abbiano garantito la sicurezza quasi 49 milioni di volte (su 266 milioni di voli). In pratica, per ogni incidente in cui un errore umano è stato coinvolto, ci sono state 157.000 occasioni in cui la professionalità dei piloti ha evitato conseguenze.
Eppure, queste storie di resilienza raramente vengono registrate e conosciute dai colleghi o raccontate nei corsi. Le indagini si concentrano sugli eventi negativi, trascurando le sfide quotidiane affrontate con successo: passeggeri malati, traffico aereo congestionato, deviazioni meteorologiche, piccole e varie avarie. Situazioni che richiedono pianificazione, adattamento e coordinamento, ma che raramente finiscono nei rapporti ufficiali (e sui video delle serie “Incidenti ad alta quota” o simili).
Per colmare questa lacuna, un Team – organizzato dal professor Embry Riddle e NASA sta sperimentando nuove tecniche di raccolta dati.
Attraverso il riconoscimento vocale e l’analisi di sessioni al simulatore, i ricercatori studiano come i piloti reagiscono a scenari complessi: turbolenze, venti variabili, conflitti di traffico. Le registrazioni includono anche i debriefing, in cui gli stessi piloti raccontano e riflettono sulle proprie decisioni.
“Cerchiamo prove di prestazioni resilienti: come gli equipaggi hanno anticipato i problemi, pianificato alternative e coordinato la risposta”, spiega Kristy Kiernan, vicedirettrice del Boeing Center for Aviation and Aerospace Safety
Parallelamente, un modello linguistico viene applicato ai rapporti dell’NTSB per estrarre lezioni anche dagli incidenti.
Le compagnie aeree non stanno a guardare. American Airlines e Southwest hanno avviato programmi dedicati alla raccolta di dati sulle prestazioni positive, con risultati già tangibili. E con 45.000 voli giornalieri nello spazio aereo statunitense, la sfida è enorme. Fortunatamente, i nuovi velivoli generano una quantità crescente di dati e l’intelligenza artificiale promette di offrire intuizioni mai possibili prima.
Il futuro dell’aviazione sarà segnato da automazione e volo autonomo, con droni e velivoli innovativi pronti a entrare in uno spazio aereo sempre più affollato. Ma, sottolinea Kiernan, “è nell’elemento umano che risiede la maggior parte della resilienza”.
L’aviazione ha costruito la sua straordinaria sicurezza studiando ossessivamente gli errori. Ora, la sfida è imparare con altrettanto rigore dai successi. Perché dietro ogni volo sicuro c’è una storia di competenza, prontezza e resilienza che merita di essere raccontata.
Immaginiamo cosa potremmo ottenere se studiassimo con la stessa attenzione anche i nostri successi.
Gli americani hanno intùito e forza economica per approfondire tutti i temi; a mio modo di vedere invece che solo durante sessioni al simulatore, suggerirei di aggiungere e approfondire pure le situazioni accadute e risolte nella realtà.
Quando, anche nel mio libro “come se nulla fosse?”, suggerisco che dovrebbero preparare una cassetta dei suggerimenti in ogni struttura aeronautica; scrivere sui Forum; o ancora: nelle riviste di settore, come JP4 , si dovrebbe dare un minimo di spazio a racconti del tutto anonimi – su problematiche e loro risoluzioni da parte degli equipaggi – non è un suggerimento vano, ma avevo visto giusto; si impara molto dalle esperienze degli altri, ottenendo un beneficio generale.
Siete d’accordo?
Io ho imparato moltissimo dai racconti / situazioni critiche /avventure dei miei vecchi.
Giannipilota




