UN AEROPORTO A MARINA PALMENSE

Dal 1973 le mie estati significano una felice permanenza a Fermo, una cittadina importante, sede della relativa Provincia, ricca di piccole fabbriche, famosa, con una lunga storia, una delle prime tre università italiane.

A sei kilometri si raggiunge Porto San Giorgio e il mare.

Fui intervistato riguardo all’idea di far rivivere un vecchio aeroporto della seconda guerra mondiale, a quel tempo inutilizzato ( Agosto 1985 ).

Cercai di far comprendere che un aeroporto è sempre una ricchezza e nell’ottica dell’area turistica e commerciale, è una benedizione.


Un aeroporto a Marina Palmense

Fermo, l’area è di 27 ettari e lunga un chilometro, sport e turismo

Nello Raccichini

FERMO — Spesso e con toni diversi si parla di aeroporto a Marina Palmense. Una superficie di circa 27 ettari, per una lunghezza approssimativa di un chilometro, di proprietà demaniale, è la zona in questione. Nell’ultima guerra tale «aeroporto» fu usato da aerei inglesi che vi atterrarono agevolmente. Molti sono in città i fautori del ripristino dell’aeroporto e probabilmente anche i vicini sangiorgesi, vista la prossimità con il nuovo porto turistico e peschereccio che favorirà lo sviluppo del turismo. Esistono inoltre a Fermo l’Aero Club Piceno e l’Associazione Aeronautica Picena, entrambi presieduti dal conte Lorenzo Mancini Spinucci. L’Aero Club Piceno è affittuario del campo di volo di Marina Palmense con contratto da parte dell’Amministrazione finan­ziaria dello Stato dal 20-12- 1972.

Fino ad ora per diverse vi­cende burocratiche e anche per uno «scarso interesse», a livello politico, circa la questione, non si è potuta svolgere nessuna attività di volo di carattere sportivo re­lativa agli aeroclub. Sarebbe interessante analizzare i po­sitivi aspetti sociali connessi con la disponibilità di un mo­desto impianto, basti pensa­re solamente alla Protezione Civile visto che il Piceno è lì sprovvisto di una tale struttura. Sull’argomento abbiamo intervistato Gianni Guiducci, comandante pilota, direttore delle operazioni di volo della GitanAir di Bologna, 20 anni di aviazione, quasi 7000 ore di volo, fermano di adozio­ne.

D: Aviosuperficie o aeropor­to a Marina Palmense?

R: «Consiglierei di porre tut­te le energie di questa zona alla realizzazione di un aeroporto poiché la «semplice» aerosuperficie, di più rapida attuazione, comporterebbe delle limitazioni all’operabi­lità del Club e dei giovani pi­loti. Sono particolarmente sensibile a qualsiasi nuova attività aeronautica. Infatti le mie cariche aeronautiche mi hanno portato ad interessar­mi tecnicamente all’apertura dell’aeroporto di Perugia, al­le linee interregionali, men­tre attualmente mi sto interessando all’operatività del­l’aeroporto di Parma».

D: Ma vale la pena ed è real­mente fattibile un aeroporto a Fermo?

R: «Per la mia esperienza di pilota è fattibile, ma ritengo sia più opportuno che lei rivolga questa domanda ad un ingegnere aeronautico o ad una ditta costruttrice di aero­porti. Vale sempre la pena di costruire un nuovo aeropor­to ove esistano la volontà e i mezzi. Bisogna, infatti, che ci si renda conto che un aero­porto è un fatto «sociale»; non è una zona a disposizio­ne di una ristretta cerchia di ricchi temerari sulle loro macchine volanti, ma un mezzo a disposizione dei cit­tadini per svolgere degli sports aeronautici quali volo a motore, volo a vela, para­cadutismo, aeromodellismo, deltaplani ultraleggeri e pal­loni. Soprattutto bisognereb­be utilizzare il mezzo aereo per spostamenti che la vita odierna rende sempre più necessari e frequenti. Certo, bisogna evitare l’errore di costruire una «cattedrale nel deserto», bensì creare un ef­ficiente aeroporto con le sole strutture indispensabili».

D: La presenza di un aero­porto in questa zona, dotata di insediamenti turistici, non potrebbe produrre inquina­mento acustico?

R: «Molto meno di quanto lei possa pensare. Basta ricor­darsi i rumori di qualche motocicletta con la marmitta aperta. Comunque, senza voler polemizzare, esistono delle consolidate particolari procedure operative quali l’orientamento delle piste, prefissate traiettorie di volo, ripide salite e discese per l’effettuazione dei decolli e degli atterraggi che consen­tono di ridurre parecchio il rumore nelle zone più vicine agli aeroporti. Soprattutto è bene evitare le zone più den­samente popolate. Queste procedure scaturiscono da carte preparate da ditte spe­cializzate. Tra l’altro si può suggerire la non operatività nella fascia diurna dalle 14 alle 16 e di notte».

D: Quale probabile utenza?

R: «Inizialmente, con la pista attuale, a monomotori, al­l’aeroclub locale e agli altri aeroclubs italiani e stranieri, agli operatori economici lo­cali con aeroplani privati o taxi per i loro spostamenti nazionali ed internazionali.

Ampliando invece la pista anche solo di 200 metri, di­verrebbe possibile unire direttamente la zona Picena con i centri economici trami­te una piccola linea interregionale. Per il momento scarterei invece l’idea di grossi Charters non essendo strutturati né l’aeroporto né gli insediamenti turistici per far fronte a questo immenso mercato. Volendo guardare al futuro, come penso si deb­ba fare nell’ottica anche del­la presenza del porto, riten­go che tale aeroporto sia un’iniziativa di grande inte­resse per la collettività di questa zona».

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