In cerca di lavoro

Il presente articolo, dell’agosto 1994, servì a toccare con mano la difficoltà ad essere assunti all’estero, da parte dei Piloti italiani; non solo in terre lontane, ma anche in europa.

In quel tempo ero Direttore Operazioni Volo, ma purtroppo la mia Compagnia non aveva necessità di assunzioni.

Il Pilota si presentò con copia delle 50 lettere che aveva ricevuto in risposta al curriculum inviato, da cui è scaturita la tabella.

Se le portava dietro per dimostrare che si era dato da fare, ma ancora non trovava un posto da pilota.

Alcune delle risposte negative ottenute erano ( e forse sono ancora ) contrarie a leggi e regolamenti.


In cerca di lavoro

Vi scrivo di una piccola (grande) storia umana e forse voi potrete pubblicare la mia lettera e contri­buire a far meditare un po’ tutti.

L’altro giorno si è presentato nel mio ufficio un pilota di mia conoscenza.

Egli ha 30 anni, celi­be, con all’attivo un’esperienza di 1.600 ore di volo, abilitazione dal piccolo bimotore ad eli­ca, al DC-9 e MD.80.

Non avendo lavoro (come i più!), ha col­lezionato risposte negative alla sua offerta di lavoro da tutte le società italia­ne. Ha avuto la costanza di presenta­re la propria doman­da con curriculum a ben 50 società aeree estere e mi ha scioc­cato leggere alcune di queste risposte che ho riassunto nel prospet­to che allego.

Potete notare che diverse compagnie richiedono i propri brevetti, la propria nazionalità, la propria lingua, ma potrete altresì notare che tra esse ve ne sono di appartenenti alla Comunità Economica Europea [  CEE  di cui l’Italia faceva parte ].

Anzi, alcune di loro chiedevano l’appartenza del pilota a quest’ultima!

Tutte le considerazioni che scaturiscono dalla let­tura del prospetto mi porterebbero a riempire diverse pagine, ma preferisco che sia­no i lettori di JP4  a farsene una propria opinione.

Per esigenze di spa­zio, le risposte date dalle compagnie sono indicate nel prospetto dai seguenti numeri:

1 – siamo completi, non abbiamo bisogno di piloti;

2 – richiediamo la cit­tadinanza di un paese della CEE

3 – richiediamo la conoscenza della nostra lingua nazio­nale;

4 – richiediamo il possesso di bre­vetti locali;

5 – richiediamo il superamento di un nostro corso apposito;

6 – richiediamo la nazionalità del nostro Paese;

7 – assumiamo solo tramite una specifica agenzia/organizzazione;

8 – non riteniamo sufficiente l’esperienza presentata.

Com.te Gianni Guiducci       Milano

  1. Caro Cpt Guiducci
    Mi permetto di prendere spunto dal tuo articolo “ in cerca di lavoro” per aggiungere una mia esperienza personale proprio alla fine degli anni 80 , la mia domanda di lavoro era indirizzata ad una società inglese che in collaborazione della comunità scientifica europea utilizzava twin otter DHC-6 per il trasferimento in Antartide, ma nonostante fossi in regola con le licenze sia italiane che USA e ovviamente dell’abilitazione sul suddetto velivolo ,mi venne risposto che per loro era indispensabile la sola licenza inglese,ripetetti la domanda qualche anno dopo quando ormai la licenza italiana era equiparata in tutta la comunità europea, (ed il progetto era a carico della UE)ma anche questa volta mi venne risposto che avrebbero preso in considerazione solo piloti con licenze inglesi.
    Nel 2009 l’’episodio si ripetette con una compagnia francese ,questa volta abilitato sul A320 ,con la conoscenza del francese il capo pilota mi propose per una posizione di cpt, ma subito dopo dovette rimangiarsi la parola ,dall’alto gli era stato ordinato di favorire i connazionali ed in via secondaria i belgi.
    Per ironia della sorte ora il territorio italiano è ricco di compagnie straniere che operano con coa italiani su tratte nazionali alcune delle quali operano con personale autoctono ( vedi Vueling dove per accedere serve la lingua spagnola) , noi in Italia abbiamo accolto nell’arco degli anni con alitalia airone eurofly blue panorama etc… tutti coloro che ne avevano le capacità senza badare a nazionalità colore della pelle e sesso .
    Scusa lo sfogo ma sono dell’idea che ci deve essere sempre una reciprocità,oppure i regolamenti europei valgono solo per certi paesi?

    • Carissimo Vittorio,
      prima di tutto desidero ringraziarti, poichè sei il primo ad inviare un commento ad un mio scritto in questo nuovo sito.
      Invito anche gli altri a commentare, sia questo tema, che gli altri.
      Come ho scritto all’apertura di circlingnet.com, essendo un blog, e non un forum, la via per discorrere tra noi è questa.

      Non sei che uno dei tanti che ha avuto il dispiacere di vedersi precludere la possibilità di lavorare con argomentazioni faziose.
      Mentre da noi, per necessità urgenti ( e non ), venivano ( vengono ) utilizzati piloti con le stesse esperienze, ma, come sottolinei tu, senza considerare nazionalità, colore della pelle e sesso.
      Chi di dovere ( governo, enac, ministero degli esteri, ministero del lavoro ) avrebbero dovuto intervenire adeguatamente, se no perchè sottoscrivere accordi che solo noi applichiamo a nostro danno?

      Come forse saprai, e pur rimanendo nell’area tecnica dell’aviazione, ho sostenuto diverse battaglie.
      Non ultima quella sulle minime, ora del circling, ma a suo tempo ( come vedrai da un prossimo articolo ) anche su quelle di stato.
      Tutti fanno orecchie da mercante, ma poi, quando sarà, tutti diranno ” è da anni che lo dico “. Il mondo va così!

      I miei più cari saluti
      Giannipilota

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